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64. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Jaeger-LeCoultre salva un film

Il progetto di restauro cinematografico promosso dalla Fondazione La Biennale di Venezia due anni fa resta al centro dell’attenzione della storica Manifattura Jaeger-leCoultre.
La Maison orologiera, orgogliosa dei suoi 170 anni di storia, è sempre stata particolarmente attenta al concetto di difesa e trasmissione dei valori rappresentati dai mestieri d’arte, scomparsi i quali verrebbero a mancare le basi per costruire il futuro.
Da qui è nata l’idea di costituire il Fund For Cinema, un fondo dedicato al restauro di opere storiche a rischio di essere perdute per sempre.
L’impegno di Jaeger-LeCoultre si concretizza con il finanziamento di un restauro all’anno, la cui scelta sarà interamente affidata alla Direzione della Mostra.

Nel 2006 Jaeger-LeCoultre aveva particolarmente apprezzato la scelta di restaurare « Il Feroce Saladino », film-culto realizzato nel 1937, pochi anni dopo la nascita di Reverso (1931). Nel 2007, proprio per festeggiare il 75° anniversario della Mostra, La Biennale di Venezia sceglie « Gli uomini che mascalzoni… » un’opera del 1932. Il celebre film diretto da Mario Camerini fu presentato proprio nel corso della prima edizione della Mostra di Venezia, l’11 agosto di quell’anno.

Progetti per il futuro

Per contribuire alla raccolta dei fondi necessari, la Manifattura realizzerà ogni anno una micro-produzione di pezzi unici, esemplari di Reverso personalizzati dall’autografo di famose star che hanno accettato di sostenere il Fund For Cinema.

La collezione che sarà messa all’asta quest’anno porta le firme di Sergio Castellitto, Catherine Deneuve, Charlotte Gainsbourg, Josh Hartnett, Valentino Rossi e Oliver Stone.

L’asta si terrà in occasione della serata di pre-apertura della Mostra, il prossimo 28 agosto, presso la prestigiosa sede della Biennale di Venezia, PALAZZO QUERINI DUBOIS.
L’intero ricavato dell’evento, organizzato dalla celebre Casa d’aste Antiquorum, sarà versato al Fund for Cinema, a disposizione della Biennale di Venezia.

Quest’anno la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica festeggia il 75° anniversario. In questa grande occasione, e per il terzo anno consecutivo, la Manifattura Jaeger-LeCoultre, oltre a partecipare attivamente, rinforzando l’impegno a favore della salvaguardia del patrimonio artistico cinematografico italiano, sarà presente nei momenti più importanti e nelle attività istituzionali della Mostra: dalla consegna del Leone d’Oro e delle Coppe Volpi fino al celebre tappeto rosso, mettendo a disposizione delle star i propri preziosi segnatempo.

SCHEDA DEL FILM

Gli uomini che mascalzoni… (1932)

Titolo provvisorio: Taxi; Regia: Mario Camerini; Soggetto: Mario Camerini, Aldo De Benedetti ; Sceneggiatura: Mario Camerini, Aldo De Benedetti, Mario Soldati ; Attori: Vittorio De Sica (Bruno) , Lia Franca (Mariuccia), Cesare Zoppetti (Tadino) , Aldo Moschino – poi Giacomo Moschini (conte Piazzi), Pia Lotti – poi Carla Lotti (Gina); Fotografia: Massimo Terzano, Domenico Scala; Montaggio: Fernando Tropea ; Musiche: Cesare A. Bixio, Armando Fragna; Canzoni: “Parlami d’amore Mariù” di Cesare A.Bixio e F.Neri; Scenografia: Gastone Medin; Prodotto da: Emilio Cecchi per Cines (Società anonima Stefano Pittalunga); Durata: 67'

Milano, anni 30’. Bruno (Vittorio De Sica), autista, incontra Mariuccia, commessa in una profumeria e figlia del conducente di taxi Tadino. La invita a una gita ai laghi con la macchina, che le fa credere sia sua. Giunti a un’osteria, Bruno, allontanandosi un momento da Mariuccia, vede la moglie del proprio padrone. E’ costretto a fuggire con l’automobile senza poter avvertire la ragazza. Durante la corsa va a scontrarsi col carretto di un contadino; torna a casa con l’auto danneggiata ed è licenziato. Mariuccia intanto, che ha trascorso afflitta la notte all'osteria, decide di interrompere ogni rapporto con Bruno e i due iniziano a fare a gare per ingelosirsi l’un l’alto. Bruno, grazie a Mariuccia che però non glielo rivela, ottiene un lavoro alla Fiera di Milano e qui finge di corteggiare la ragazza dello stand di fronte a quello di Mariuccia. Invita poi l’altra al luna park, ma quando vede Mariuccia in lacrime la insegue con il cuore colmo di rimorso, per abbracciarla e rappacificarsi con lei. Chiuderà il sipario il padre della ragazza che, accolta la coppia sul suo tassì, dà il suo consenso affinché i ragazzi si uniscano in matrimonio.

Primo lungometraggio italiano presentato - la sera dell'11 agosto del 1932 sulla terrazza dell'Hotel Excelsior al Lido di Venezia - alla prima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (allora denominata Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica), Gli uomini che mascalzoni… è l’opera più rappresentativa della cinematografia di Camerini, che per molti versi costituì il trait d’union fra “telefoni bianchi” e neorealismo, e una delle sue migliori regie, caratterizzata da quello stile ricco di grazia e leggerezza che lo ha reso immortale. In Gli uomini che mascalzoni… si ritrovano gli elementi principali della poetica di Camerini: qui si rivela grande narratore della piccola borghesia italiana degli anni ’30, rappresentando il costume dell’epoca grazie a storie sentimentali ed episodi della realtà quotidiana, messi in scena con umorismo sottile e malinconico. Con questa commedia comico-sentimentale, Camerini anticipa per molti versi il neorealismo,raccontando con garbo l’esistenza di persone comuni: un autista, una commessa, un tassista in una Milano reale, colta nel pieno della sua modernizzazione durante gli anni ‘30, con la sua gente, le sue strade ed i suoi negozi. Il film segna l’esordio di Vittorio De Sica come attore protagonista sul grande schermo. De Sica con questa pellicola terrà due battesimi, quello di attore di cinema e quello della celebre canzone "Parlami d'Amore Mariù" di Bixio, destinata a diventare popolarissima. Gli uomini che mascalzoni…si rivelauno dei più grandi successi Cines di quegli anni. Rifatto nel 1953 da Glauco Pellegrini con il titolo Gli uomini che mascalzoni !.

Note biografiche:

Mario Camerini (1895 – 1981), è considerato all’unanimità uno dei più importanti registi italiani. Nell’arco di mezzo secolo fu uno degli “artigiani” più produttivi e famosi. La maggior parte dei suoi cinquanta film (girati tra la fine del muto e l’inizio degli anni settanta) ebbero una notevole accoglienza in tutto il mondo. Camerini venne consacrato con Blasetti come il più importante regista italiano degli anni Trenta, dopo l’uscita di Rotaie (1929), il suo ultimo film muto. Nel 1930 gira in Francia, a Joinville, per la Paramount, il suo primo film sonoro, La riva dei bruti. Del 1931 è Figaro e la sua gran giornata in cui inizia a precisarsi la sottile vene comica e ironica del regista, che caratterizzerà le sue opere migliori. A rivelare la poetica cinematografica di Camerini è Gli uomini che mascalzoni…. Successivamente gira anche Il cappello a tre punte (1934), Darò un milione (presentato a Venezia nel 1935); Il signor Max (premiato a Venezia nel 1937 con la Coppa del Ministero della cultura popolare per la migliore regia italiana), Ma non è una cosa seria (1936), Batticuore (1939), Grandi magazzini (presentato a Venezia nel 1939), Una romantica avventura (presentato a Venezia nel 1940), Promessi sposi (1941). Nel dopoguerra Camerini gira il quasi neorealistico Molti sogni per le strade (presentato a Venezia nel 1950), che presenta analogie con il coevo Ladri di Biciclette, e successivamente si rivolge con successo al dramma popolare e al filone storico. Sono di questi anni Il brigante Musolino (1950), Moglie per una notte (1952), Suor Letizia (presentato a Venezia nel 1956), e Ulisse (1954). Degli anni Sessanta sono Crimen (1961) e Delitto quasi perfetto (1966). La carriera di Camerini prosegue ancora sino a Don Camillo e i giovani d'oggi (1972), con ottimi riscontri tra il pubblico, ma i titoli per i quali egli resta nella storia della cinematografia sono quelli della "pentalogia piccolo-borghese" - come li definisce G.C. Castello - degli anni Trenta, nei quali seppe dar voce e gesti alle aspirazioni, e ai sogni di un'Italia piccina ed appartata, con una sottile vena di cattiveria.